Roma, ospedali al collasso. Bambina seduta a terra in corsia per 40 ore →
Solita storia di “malasanità”. Ma facendo un passo avanti, oltre il naturale sdegno per un pronto soccorso in questo stato, si riesce a capire immediatamente qual’è il grande problema della sanità italiana: questa bambina non avrebbe dovuto arrivare in pronto soccorso, ma i genitori non hanno avuto scelta.
In Italia se stai male ti trovi davanti a due alternative:
a) medico di medicina generale, che visita 2 ore al giorno in un appartamento e perlopiù compila impegnative, certo non può fare una flebo.
b) pronto soccorso: una struttura pensata e strutturata per gestire emergenze.
Fino a quando non si deciderà di affrontare questo problema continueremo ad avere pronto soccorso che collassano, gente che attende 6 ore e operatori fuori di sè e a rischio burnout. Oltre ovviamente a costi totalmente fuori controllo. Quindi, se davvero le nostre regioni vogliono controllare i costi della sanità, questo è il punto da cui partire, non i licenziamenti o il blocco del turnover.
Perché odio le “best practices”
- perché è solo l’ennesimo termine inglese usato per far finta di capirci qualcosa
- perché sono scorciatoie
- perché sono un modo per perdere tempo, soldi ed evitare di affrontare i problemi reali
E potrei andare avanti ancora e ancora. Sembra che il management aziendale passi la stragrande maggioranza del proprio tempo a cercare nuovi giocattoli che gli insegnino come gestire l’azienda. Target quantitativi, best practices, report del controllo di gestione, standard di accreditamento, etc etc. sono strumenti utili, ma NON SONO LA SOLUZIONE DI TUTTI I PROBLEMI. Pensare di poter governare un’azienda dando la massima fiducia a questi strumenti senza verificare la situazione di partenza è pura utopia, o nel peggiore dei casi mala fede.
L’illusione del controllo dei costi
Pare che l’unico modo oggi contemplato in Italia per governare qualunque cosa sia “controllare i costi”. Dirigenti cresciuti in master prestigiosi, burocrati raccomandati, ingegneri gestionali, il figlio del fondatore dell’azienda… non importa di chi si tratti, l’unica cosa che sa fare il management nazionale (e a volte neppure sa fare quello) è chiudersi in uffici e sale riunioni, prendere i dati nudi e crudi sui costi e provvedere a tagliare, accentrare, “razionalizzare”.
Piccole soluzioni
Una cosa a cui spesso si fa poca attenzione sono i piccoli problemi e in generale i piccoli compiti. Il passaggio di un foglio di carta da un ufficio all’altro, la stampa di un report giornaliero, l’invio di una richiesta di cancelleria, etc etc etc. In realtà la grossa questione che sta dietro a questa scarsa attenzione è quella del sovraccarico.
Ancora sul capitale umano
Non c’è niente da fare, più tempo passo ad analizzare i problemi che si presentano in ospedale e più mi rendo conto che il grosso peccato originale sta nella mancanza di attenzione per gli aspetti umani e relazionali. Questa scarsa attenzione porta poi a sottostimare in maniera bestiale l’importanza di avere personale soddisfatto, qualificato e coinvolto.
La fine della retorica
Quello che mi impressiona di più nella situazione attuale è il distacco totale dei decisori dalla base e certe volte dalla realtà. Riflette probabilmente la situazione generale, ma anche nelle aziende vedo fare discorsi alti e assolutamente vuoti di contenuti pragmatici, di risposte agli interrogativi dei dipendenti.
li amo.
(Fonte: youtube.com)
Insofferenza
È diventato sempre più difficile definirsi. Date un’occhiata ai vostri contatti su linkedin e vedrete che ognuno dà di se definizioni sempre più pompose & dettagliate, ovviamente in inglese, anche quando il lavoro che fa è semplicissimo. Mi ci metto anch’io, ovviamente. È tutto un fiorire di designer, specialist, strategist, evangelist, etc etc. Tutti cerchiamo una casellina in cui infilarci.
